Che cosa è una colonscopia

Parlando di colonscopia occorre innanzi tutto distinguere tra la rettosigmoidoscopia, che esamina solo gli ultimi 50-60 cm circa del tratto digestivo, costituiti dal retto e dalla parte finale del colon chiamata “sigma”, e la pancolonscopia, con cui invece si risale con uno strumento più lungo e flessibile lungo tutto l’intestino crasso fino a raggiungere, quando possibile, l’ultimo tratto dell’intestino tenue.

In entrambi i casi il paziente viene fatto sdraiare sul fianco sinistro, con le cosce flesse sul bacino e le ginocchia piegate. L’esame si esegue introducendo nel canale anale un tubo flessibile (sonda), collegato a una fonte di luce che consente di esaminare le alterazioni della superficie intestinale. Nel caso in cui il medico trovi nel corso dell’esame lesioni sospette (non necessariamente spia di malattia tumorale, ma anche infiammatoria o di altra natura), può decidere di prelevare piccole porzioni di tessuto da far esaminare (biopsia), con apposite pinze introdotte attraverso lo stesso strumento utilizzato per vedere la parete intestinale. Si possono asportare direttamente durante l’indagine anche eventuali polipi, cioè protuberanze per lo più di natura benigna che, col passare del tempo, se fossero lasciate in sede, potrebbero degenerare in tumori maligni..

La pancolonscopia è di solito riservata all’accertamento delle cause di sintomi di vario tipo o alle persone a maggior rischio, per esempio per il fatto di avere casi di tumore del colon in famiglia o per la presenza di numerosi polipi. È bene tuttavia ricordare che in circa il 10% dei casi l’esplorazione completa del colon può non riuscire, per conformazione individuale o per precedenti interventi chirurgici all’addome.

Occorre una preparazione ?

Sì, la preparazione alla colonscopia è fondamentale per la riuscita dell’esame. È anche uno degli aspetti più fastidiosi dell’indagine, perché richiede particolari accortezze alimentari per alcuni giorni prima dell’appuntamento e la completa pulizia dell’intestino, attraverso l’uso di purganti e clismi, il giorno precedente e talvolta anche la stessa mattina dell’esame.

Al momento della prenotazione, ogni centro consegnerà comunque un foglio con precise istruzioni al riguardo. È molto importante seguirle scrupolosamente per non dover ripetere la procedura una seconda volta, nel caso la parete dell’intestino non sia sufficientemente libera per poter essere ben esaminata.

Per non farsi trovare impreparati è bene leggere già al momento della prenotazione le indicazioni a proposito, e segnarsi sul calendario o sull’agenda la data in cui cominciare a prestare attenzione al menu. Alcuni centri chiedono di cominciare a sospendere l’assunzione di frutta e verdura con i semini (come uva, kiwi, fichi, fragole, melanzane, pomodori e così via) già nei 10 giorni precedenti l’appuntamento, ma in genere le restrizioni più importanti sono limitate ai 2-3 giorni prima dell’esame: in questa fase si chiede di eliminare dalla tavola tutti gli alimenti ricchi di scorie, come frutta, verdura, pasta e cereali integrali, assumendo soltanto uova, carne, pesce, brodo, spremute, succhi di frutta, passate, omogeneizzati e piccole quantità di pane bianco.

Dal giorno o dalla sera prima dell’esame occorre attenersi, di solito, a una dieta totalmente liquida: si potranno quindi assumere solo brodo di dado (non vegetale), acqua, camomilla, tisane, succhi di frutta senza polpa, bevande analcoliche, caffè o tè senza latte, eventualmente con zucchero o miele.

Sarà bene non prendere impegni per il pomeriggio precedente all’appuntamento, in cui di solito occorre cominciare a prendere purganti o effettuare enteroclismi.

Alcuni di questi lassativi sono costituiti da bustine da sciogliere in acqua, che producono fino a 3-4 litri di liquido da bere nel giro di 5-6 ore. Per ridurre la nausea che ciò può provocare, si può utilizzare, per la preparazione del lassativo, acqua fresca non gassata, tenere il preparato in frigorifero e poi prenderlo a piccoli sorsi. Se la nausea è importante o provoca conati di vomito, si può chiedere al medico di prendere un farmaco contro questi sintomi, in modo da riuscire ad assumere tutta la bevanda. Meglio però avvisare il curante o il centro dove si deve fare l’esame se nel corso della preparazione il vomito si fa insistente e compaiono forti dolori addominali.

Di solito si raccomanda anche l’uso di clisteri o enteroclismi con acqua tiepida nelle ore che precedono l’indagine: la preparazione si può considerare riuscita quando fuoriesce liquido limpido e trasparente.

Modalità e orari possono cambiare se l’appuntamento è al mattino o al pomeriggio: nel primo caso si comincia la procedura nel pomeriggio del giorno prima, non troppo tardi per non interferire col sonno; nel secondo la soluzione lassativa va presa per metà la sera prima e per metà al mattino, purché la sua assunzione sia sospesa almeno quattro ore prima dell’appuntamento.

Oltre che da centro a centro, la procedura da seguire può cambiare anche in relazione alle caratteristiche del paziente: le donne in gravidanza o che allattano, le persone diabetiche o con grave insufficienza renale, cardiaca o respiratoria, allergiche o con altre malattie di un certo rilievo come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa dovranno segnalarlo all’atto della prenotazione, in modo che sia loro assegnato uno schema di preparazione che non comporti rischi legati alle loro condizioni. In alcuni casi, infatti, determinate formulazioni di lassativi potrebbero risultare controindicate.

Quando si fissa l’esame occorre indicare anche i medicinali che si stanno assumendo, soprattutto se si tratta di anticoagulanti come la warfarina (Coumadin) o di antiaggreganti come l’aspirinetta per fluidificare il sangue, ma anche di antidiabetici orali o farmaci contro l’osteoporosi come l’alendronato. Sarà il medico a stabilire se e quando conviene interrompere il trattamento o ridurne i dosaggi.
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È sempre meglio farsi accompagnare da qualcuno perché, nella maggior parte dei casi, per facilitare l’esecuzione dell’esame e renderlo meno fastidioso, si pratica una leggera sedazione. Non si tratta di una vera e propria anestesia, ma della somministrazione di un tranquillante e un analgesico, che possono lasciare un po’ frastornati e quindi non consentono al paziente di guidare nelle 24 ore successive né di uscire e prendere mezzi pubblici da solo in condizioni di sicurezza.

Il senso di debolezza e stordimento potrebbe anche ostacolare la comprensione del referto dell’esame endoscopico, che sarà consegnato al malato insieme con una breve spiegazione, per cui, anche per questo motivo, si consiglia di avere con sé una persona di fiducia. L’esito di esami istologici su polipi o altri tessuti che eventualmente possono essere stati prelevati durante l’indagine saranno invece consegnati a distanza di almeno una settimana-10 giorni.

Fonte: Sito AIRC www.airc.it